(IN) Netweek

CORSICO

Mammo a chi? La vita dei papà blogger

Share

Avete presente la sit-com italiana con Enzo Iacchetti e Natalia Estrada? Quella che andava in onda su Canale 5 e si basava sulle avventure o disavventure di un papà, che di lavoro faceva il fumettista, rimasto vedovo e che doveva occuparsi dei figli? Indovinate come si chiamava, ve lo ricordate?

Avventure di un padre? No, non è vero. Fumettista per caso? Nemmeno. Professione genitore single? Ma va, troppo avanti per il 2004.

Si intitolava il Mammo, quanto di più lontano dal pensiero attuale dei giovani papà blogger, protagonisti di questa intervista: “Definire un uomo che si occupa dei suoi figli mammo è quantomeno sbagliato. C’è una parola semplice che racchiude tutto: papà. Non è un supereroe, ma un semplice papà”, mi dice Marco. Mentre Beppe mi racconta come, secondo lui, la figura del padre sia migliorata e cresciuta grazie anche “all’indipendenza delle donne, al fatto che una volta le donne stavano a casa, gli uomini fuori a lavorare. E poi c’è un’altra cosa, forse sociologica: l’uomo non è più il macho, ma può - e deve - avere e mostrare le sue emozioni”.

È vero, purtroppo fa parte della nostra cultura, sbagliata. Quando vediamo un papà che fa il papà, spesso lo etichettiamo come “mammo”, una parola strana, ambigua, ma allo stesso tempo evoluta, quasi trasgender. Non lo facciamo con cattive intenzioni, ma per semplificare un concetto. La mamma è, vuoi o non vuoi, la figura genitoriale che riporta, nell’immaginario collettivo e ormai superato, il lavoro domestico, la crescita dei figli e spesso insegnante di vita e di valori. Questa è storia. Fino a qualche decennio fa le donne si occupavano delle mure domestiche, gli uomini del lavoro e i figli, volente o nolente, erano spesso un fastidio per i lavoratori di casa e anche quell’aspetto familiare toccava al gentilsesso. Ma le cose non sono più così da tempo e a sottolinearlo, grazie anche ai social, ci sono piccoli-grandi comunicatori che pubblicano la propria vita paterna sulle pagine online dei loro blog o delle loro pagine social. Vi racconto che cos’è la “community” BarPapà con il suo ideatore - Patrizio - e due papà blogger, Marco e Beppe.

Cos'è BarPapà?

Patrizio: BarPapà è un posto virtuale (e non solo) dove finalmente noi papà possiamo raccontarci e incontrarci senza maschere, senza dover dimostrare qualcosa al mondo, ma dicendo a tutti che siamo semplicemente papà.

E perché è nato?

Patrizio: Nasce da un’esigenza: dalla voglia di raccogliere e raccontare storie, dalla necessità di non sentirci soli. Quando ci chiamano super eroi perché cambiamo un pannolino o ci dicono che siamo mammi perché ci prendiamo cura dei figli, stanno svilendo la nostra figura paterna. Vogliamo solo essere papà, senza altre etichette.

C’è qualcosa in particolare che ti fa arrabbiare e una cosa che ti emoziona nei papà di oggi?

Patrizio: Mi emoziona il fatto che riusciamo ad emozionarci, che diamo finalmente spazio alle nostre vere sensazioni e non abbiamo paura di mostrarle.

Mi fa arrabbiare chi ha una mentalità antica e ancora pensa che l'uomo debba lavorare e la donna debba stare a casa.

Perché vi da fastidio la parola mammo?

Marco: Per un motivo molto semplice: sono un papà. Il fatto di definire un uomo che si occupa dei suoi figli, che cambia il pannolino, che sa come preparare il brodo di verdure, che sa in che classe vanno i figli e che gioca con loro, con la parola “mammo” è scorretto. Siamo semplicemente papà. Uomini, non supereroi.

Perché è nata l'esigenza di raccontare la tua vita quotidiana da papà?

Marco: Da quando sono diventato papà dei miei “nanetti” mi capitava spesso di sentirmi dire: “ah oggi fai il babysitter”. Questo perché per motivi di lavoro spesso i bambini sono in giro con me e passiamo molto tempo insieme. Un giorno una persona mi ha fermato e salutandomi mi dice: “duri questi giorni da mammo…” E io quasi di getto risposi: “non sono giorni da mammo! Sono giorni da papà!”. Quella sera ho capito che mi sarebbe piaciuto raccontare alle persone la mia quotidianità da papà. Così ho creato Giorni da Papà, su Instagram e Facebook.

I figli sono inconsapevoli di quello che i papà blogger fanno, ma a volte non pensate che questa sovraesposizione un giorno li metterà a disagio o semplicemente ve la faranno pagare urlando "filma questo pa'", mentre con gli amici iniziano a fumare le prime sigarette, o altro? Non trovi che spesso trasudi un po' di finzione da questo tipo di blog?

Marco: Sarebbero anche quelli giorni da papà! Per me sarebbe bello continuare a far crescere questo blog anche quando i miei nanetti (così li chiamo io) saranno più grandi!

Detto questo, chi mi segue sa che ci sono dei momenti della mia giornata che non sono né saranno mai presenti sui social. Sono momenti solo nostri che se condivisi sarebbero una forzatura per loro e per me! Noi facciamo molte cose insieme, dal semplice gioco alla registrazione di video più complessi, ma tutto questo avviene solo se loro sono d’accordo e hanno la voglia e lo spirito per farle, altrimenti preferisco non caricare nulla.

I miei scatti e i miei video durante la giornata sono sempre presi da quello che accade, spesso anche a discapito della qualità della foto stessa. A me interessa trasmettere qualcosa (come faccio a teatro) e non creare la foto perfetta.

Dal creatore di una community, BarPapà, al più recente Giorni da papà, ora la palla passa a Beppe del blog Papà Travel Experience.

Quando e perché nasce il tuo blog?

Beppe: Il mio blog nasce nella primavera del 2017, mi ero separato da pochi mesi e la mia vita era totalmente cambiata. Ho dovuto rimettere in gioco tutto e quindi ho unito due cose: la passione per la scrittura e viaggiare. Entrando nel meccanismo dei weekend alternati, ho pensato di passare i giorni del fine settimana viaggiando con mia figlia e ho iniziato a condividere questi momenti sui social, ho creato la mia pagina facebook e poi ho messo su anche il blog.

Come e perché è cambiata la figura del papà?

Beppe: La famiglia di oggi è cambiata, almeno per quel che riguarda l’Italia. La moglie/la mamma non lavorava, stava a casa a badare alla famiglia e fare le faccende da casalinga. Oggi non è più così, sono cambiate per fortuna le cose ed entrambi i genitori sono entrati nel mondo del lavoro, la donna ha ottenuto la giusta parità di genere e di conseguenza è cambiato il rapporto del papà lavoratore in famiglia: lava, stira, cucina, bada ai bambini. La situazione è equa. Un’altra cosa che ha aiutato questo processo è il cambiamento dell’uomo. Le sovrastrutture classiche, da cliché, del maschio sono vacillate. L’uomo sta abbandonando il machismo per abbracciare la figura di un uomo più sensibile, che non significa non essere forte, ma che è in grado di occuparsi della famiglia. Se si evolve l’uomo, si evolve anche la figura del papà.

Qual è il messaggio che ti senti di dare quando mostri i tuoi viaggi con tua figlia?

Beppe: Viaggiare per me è mettermi nelle condizioni di vivere qualcosa di nuovo. Esplorare una situazione nuova, sconosciuta, aiuta ancora di più a conoscere e approfondire il rapporto con mia figlia. Il tempo vissuto nel viaggio intensifica la relazione. Il messaggio è che un “monogenitore” può continuare a fare nuove esperienze con i propri figli. Quando ci si separa la vita non finisce, devi avere la consapevolezza che c’è ancora tanto da dare a tuo figlio. Spesso dopo la separazione molte persone cambiano anche nei confronti del figlio, invece no, non è così. Si può avere una famiglia bella anche da separati e viaggiare aiuta tanto.

Qualcuno li ama, in tanti li seguono, in molti li invidiano, altri se ne fregano. Io credo che dimostrare a tutti che fare il papà è una cosa bella, soddisfacente e preziosa per il proprio figlio possa migliorare a sensibilizzare tutti al significato della parola padre. Perché a diventare papà ci vuole poco, è facile. Fare il papà, è tutta un’altra cosa, ma dà tutto un altro gusto.

Cogliamo l’occasione per fare un augurio a tutti per la Festa del Papà e, in una prossima puntata, vi racconteremo anche cosa Bar Papà sta realizzando al di fuori delle “mura social”.

Leggi tutte le notizie su "Corsico"
Edizione digitale

Autore:fag

Pubblicato il: 13 Marzo 2020

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti

Hai a disposizione 2500 caratteri

Ne stai uililizzando 20

Per commentare devi essere loggato.