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CORSICO

L’importanza della buona comunicazione

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Seconda settimana di semi-isolamento per la Lombardia e parte dell’Italia. Non ci siamo ancora fatti gli “anticorpi sociali” a questa situazione e così non potrebbe che essere. Leggiamo volentieri dei primi casi di guarigione (circa 160, nel momento in cui vi scriviamo). Salgono chiaramente anche i numeri dei contagiati e dei decessi, essendo all’inizio degli effetti dell’epidemia che, ormai pare accertato, è iniziata ben prima del famoso 20 febbraio, bensì già nel gennaio 2020, quando molti medici di base osservavano questo strano “picco di polmoniti anomale”.

La difficoltà nel comunicare

Ci troviamo sempre in difficoltà, in questi giorni, quando dobbiamo ripetere le parole degli “specialisti dell’emergenza” riguardo le persone morte “per” (o “con”, già questa cosa urta un po’) il Coronavirus: persone anziane, già debilitate da altre patologie. È brutto da scrivere, ancor di più da leggere. Pare voler sminuire queste morti, queste povere PERSONE. Beh, non è così, ne sono certo. È un tentativo, se vogliamo maldestro da parte di chi ci governa ad ogni livello, di rassicurare sul fatto che sto maledetto Coronavirus non sia il nuovo Ebola (mortalità stimata tra il 70 e il 90%), che si può guarire, che ci si può contagiare e neanche manifestare sintomi. Tutto qui. È solo un problema di comunicazione.

La comunicazione, già,

questa strana materia…

Sono convinto al 1000% che l’informazione sia un’arma valida, solo un gradino sotto rispetto alla medicina (ovviamente), contro il Coronavirus. In questi giorni siamo chiamati, ancora più che ogni santo giorno di ogni anno, a comunicare ed informare in maniera il più efficace, precisa e puntuale possibile. E gli sforzi in questo senso sono massimi, 16-18 ore ogni giorno dall’inizio di questa emergenza.

Non c’è un riscontro economico diretto su questa profusione al lavoro. Magari ci sarà un domani, per i risultati conseguiti in termine di autorevolezza. Ma i “click” alla notizia non portano soldi (per essere trasparenti al massimo, portano briciole, solo qualche decina di euro in più a fine mese). Ci stiamo facendo “il mazzo” perché crediamo nella bontà dell’informazione, sempre e in questi giorni più che mai! Nient’altro. Nonostante qualcuno commenti sotto le nostre notizie sui social: “basta, si parla solo di questo!” (di cosa vogliamo parlare in questi giorni? Del sesso degli angeli? Delle liti di Governo o degli schieramenti della politica locale?), “così scatenate il panico” (ah, quindi se tutti magicamente ci zittissimo, il problema smetterebbe di esistere?), addirittura “Questo può essere valutato come terrorismo psicologico!” (ha ragione, caro signore, mettiamo tutti la testa sotto la sabbia che passa tutto). Per arrivare ad un sindaco che ci intima, riguardo i gruppi social del suo Comune, di non mettere più notizie riguardo il Coronavirus perché, “scatenano il panico”, “mettono fiato sul collo” al Primo Cittadino che poi viene subissato di domande dai cittadini.

Una “guerra” comune

Beh, censurati o meno (cosa gravissima la censura, ma non vogliamo dare troppo peso alla cosa, c’è altro a cui pensare ora), zittiti o meno da alcuni che vorrebbero foto di praticelli in fiore e cronaca rosa, noi non ci fermiamo di certo. Il nostro compito, nel nostro piccolo, è di pubblica utilità: informare, bene, i nostri lettori. E fare la nostra parte, “con” e “per” tutti, in quella che deve essere una guerra comune al maledetto virus.

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Autore:dad

Pubblicato il: 06 Marzo 2020

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