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Infodemia Coronavirus: l’epidemia più pericolosa sono le bufale

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Non ce ne vogliano quanti ci hanno accusato di “scrivere pezzi da vergogna, da arresto” (commento all’articolo sulle 10 peggiori bufale riguardo il Coronavirus), quanti ci hanno accusato di usare l’argomento per politicizzare e che non c’è alcun allarme, né tantomeno nessuna paura infondata nei confronti dei negozianti cinesi (altro pezzo per cui abbiamo ricevuto commenti irripetibili).

Infodemia Coronavirus: e non

lo diciamo noi…

Si parla tanto di bufale, o fake news, come va ora di moda indicare, ma ora c’è un concetto che va addirittura al di là del termine: quello di “Infodemia“. Sul caso del Coronavirus, in pratica, la mole di informazioni – gran parte delle quali imprecise, quando non addirittura fasulle – ha raggiunto una soglia tale da rendere realmente arduo discernere fra fonti che sono attendibili e altre che invece non lo sono affatto. Un’epidemia di informazioni, oltre a quella degli agenti virali.

Il monito della Oms

Su ciò che ruota a livello informativo attorno al virus, il cui nome tecnico è “2019-nCoV”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha preso una posizione chiara:

“A causa dell’elevata richiesta di informazioni tempestive e affidabili sul 2019-nCoV, i team di comunicazione e social media dell’Oms stanno lavorando a stretto contatto per rintracciare e rispondere a miti e voci non attendibili. Attraverso la sua sede centrale a Ginevra, i suoi sei uffici regionali e i suoi partner, l’Organizzazione lavora 24 ore su 24 al giorno per identificare le dicerie più diffuse, potenzialmente dannose per la salute pubblica, come le false misure di prevenzione o di cura. Queste” ‘fake news’ “vengono confutate con informazioni basate sull’evidenza scientifica, anche attraverso i canali social (Weibo, Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest) e il sito web”.

Coronavirus: le fake news più diffuse

Insomma, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara guerra a voci incontrollate, fake news e disinformazione dilagante sul coronavirus.

Fra i video che girano in Rete, un pipistrello per cena (come in foto) con la scritta coronavirus nel titolo ha fatto il giro del web. Peccato che con la Cina non c’entri proprio nulla… era stato girato nel 2016 da una blogger nel Pacifico.

Un altro video dispensa consigli casalinghi su come difendersi dal virus (“Tenete la gola sempre umida”) attribuiti al Ministero della Salute filippino, ma è un falso.

Senza prove anche la teoria che individua l’origine del virus in un laboratorio di Wuhan, così come quella per cui l’epidemia sarebbe stata confezionata ad arte per vendere il vaccino (il brevetto mostrato è quello per le malattie respiratorie degli animali).

Un altro filmato girato al mercato del pesce di Wuhan, epicentro del coronavirus, in realtà arriva dall’Indonesia, così come quello di un presunto paziente, accompagnato dal consiglio “Non mangiate cibi freddi come il gelato”, che in realtà è di tre mesi fa.

Infine forse il più toccante è il video del medico per terra che sarebbe stato sopraffatto dal virus: piccolo particolare, non siamo nemmeno a Wuhan e il medico aveva ricevuto un pugno dal parente di un suo paziente morto per infarto…

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Autore:dad

Pubblicato il: 07 Febbraio 2020

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