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CORSICO

Il ritorno (temporaneo) a casa...

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Quindici giorni di incontri, abbracci, ricordi, mangiate, bevute. Dovessi riassumerli in una frase, le vacanze di Natale e il Capodanno, trascorsi a Corsico, sono andati più o meno così per me. Dopo sette mesi da emigrato, ho preso un volo il 21 dicembre da New York e sono tornato a "casa" per le feste, dove sono cresciuto. Ed è stato strano. La mia coinquilina italiana nella casa dove vivo a Brooklyn, trasferitasi in America sette anni fa, prima per studio e poi per lavoro, me lo aveva ripetuto sempre nelle settimane prima della partenza: "Ti sembrerà tutto uguale, vedrai, e i giorni passeranno lentissimi". E in effetti aveva ragione: è stato proprio così. Mi sembrava di aver ritrovato tutto così come lo avevo lasciato. E questi quindici giorni sono stati infiniti. E menomale, aggiungo, perché i miei genitori mi mancavano troppo per permettere pure che il tempo corresse.
Voi direte, "ma in sette mesi, che doveva cambiare? Mica sei stato via anni". Ed è vero. Ma la concezione del tempo al di là dell'oceano è completamente diversa e finisci per entrare in quell'ordine delle idee e in quel vortice anche tu. Fin dal primo giorno. Un ordine estremo, dal lato opposto: cambia tutto persino ogni sette ore a Manhattan, figuriamoci ogni sette mesi. Il che non rende la qualità della vita migliore, la rende però diversa.
Per questo il sud-ovest che ho trovato oggi, a parte qualche strada riasfaltata in più a Corsico (era ora) e il negozio della Cannabis all'ingresso del centro storico (sempre a Corsico) non è sostanzialmente cambiato rispetto a maggio. Molti pedoni, come ai vecchi tempi, non hanno ancora capito che non si cammina in mezzo alla strada, né come si usa quella strana cosa chiamata marciapiede. E i marciapiedi, a difesa loro, va ammesso, sono ancora spesso in condizioni degradate, peggio di quelli che si possono vedere a East New York. Come ai vecchi tempi, appunto. A Milano, invece, l'assessorato alla mobilità e la società che coordina i cantieri M4 della fermata San Cristoforo F.S., non hanno ancora capito una regola semplice semplice: se lungo via Lodovico il Moro metti quattro semafori in un chilometro e mezzo tra via Santi e piazzale Negrelli, è normale che si formino code anche alle 3 di notte, quando in giro ci sono tre macchine. Figuriamoci di mattina (per inciso, buona fortuna automobilisti corsichesi!).
Ma, ovviamente, non si è trattato solo di marciapiedi e semafori. I titolari dei bar, in particolare uno in via Cavour, sotto i portici, a cui sono particolarmente affezionato), il numero di negozi aperti e di quelli chiusi, le persone del mio condominio: anche loro le ho trovate tutte uguali. Alcune belle come le avevo lasciate, altre no. Come se non fossi mai partito. È stato un po' come tornare indietro nel tempo.
Il che, per inciso, non è stato negativo. Ho realizzato, e questo ve lo potrà confermare (credo) anche qualsiasi altro espatriato, che quando torni nei luoghi dove sei cresciuto, vedi per lo più gli aspetti positivi di quei posti. Anche se sono stati pochi e spesso soffocati da una quotidianità spiacevole, emergono quelli e basta. Sarà per l'orizzonte temporale limitato della permanenza, sarà perché ritrovi legami personali forti del passato (mai scomparsi), sarà per tanti altri aspetti che forse realizzerò meglio quando sarò tornato a New York. Ma è così. E finisci per considerare persino il triste "spelacchio" di via Cavour con le luci di Natale a Corsico o la rivedibile, diciamo così perché è ancora Natale e siamo più buoni, pista di pattinaggio di Buccinasco, come "belle cose del sud ovest". Cose per le quali un tempo ci avresti scritto dei post ironici su Facebook, ma che al ritorno ispirano altro. Perché in fondo, anche quelli sono tentativi di fare qualcosa di diverso. E qualcosa, a volte, è meglio di niente.
Davide Mamone

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Autore:dad

Pubblicato il: 09 Gennaio 2018

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