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Coronavirus, dopo due mesi facciamo un piccolo bilancio

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Ci accingiamo a vivere un 25 aprile decisamente differente, per tutti: molti saranno affacciati ai balconi a cantare “Bella Ciao” o in diretta streaming a seguire le celebrazioni. Per altri sarà invece esattamente come tutti gli altri anni: un giorno comune, semplicemente passato in casa, a differenza degli altri anni in cui poteva uscire per sfruttare il giorno di festività.

Mi sono ripromesso, in questo mio (spero) breve intervento, di ripercorrere questo secondo “complemese”, da quando tutto iniziò il 21 febbraio, facendo un po’ il bilancio di quello che ho, abbiamo vissuto, con uno sguardo indiretto a ciò che sarà.

21 febbraio: primo caso di un italiano positivo al coronavirus.

Vabbè, un solo caso, già c’erano due cinesi ricoverati a Roma, non sarà questo dramma. Ah, i casi aumentano. Zona rossa per 11 comuni. Ma possibile che tutto il “mondo Italia” sia passato da Codogno e Casalpusterlengo, che io conosco solo per l’uscita dell’autostrada? Chiudiamoci in casa, forse è meglio. E la spesa? Tutti ci vanno, faccio un click sul pomodoro, va, che è meglio…

Qualche giorno dopo: “È poco più di una normale influenza”

Ma come? E quindi tutta sta psicosi per una manciata di casi? Ma si, dai, se lo dicono gli esperti (almeno una parte di essi)… Che non si fermi l’economia! Già Fontana con quella mascherina in diretta tv chissà che danno ha portato al turismo in Lombardia… E allora via, #milanononsiferma, #bergamononsiferma, aperitivi, commercio, industria, parchi pieni di gente perché, va bene distanziati, ma all’aria aperta che succede? Ehi, però… fermi tutti: qui i casi aumentano, ovunque.

Tutti in quarantena

Lombardia, Veneto ed Emilia zona arancio (non rossa, perché se le cose le dobbiamo fare male, facciamole per bene). Corsa alle stazioni per “tornare da mammà”. Ma come? Conte ci ha fregato, tutta l’Italia viene “chiusa in zona rossa (rosina, diciamo)”. Quindi non si parte più, si resta in casa, si esce solo per comprovate esigenze. E ancora tutti a far la spesa. Ma consigliano le mascherine per uscire. Dove diavolo si trovano ste maledette mascherine??!! Aiuto! Calma, facciamo un respiro, la spesa l’abbiamo fatta settimana scorsa. Magari possiamo aspettare un attimo. Stiamo buoni buoni e dopo due settimane saremo a posto.

I numeri salgono: quella

curva maledetta

Buoni buoni proviamo anche a starci, ma qui i numeri salgono, salgono. Inizia a morire gente: 1, 30, 60, 300, 500 al giorno. Ma dove siamo finiti? In un film catastrofico americano? Il lockdown viene prorogato, per forza. Intanto mascherine sì, anzi no, “non servono a niente se si rispettano le distanze”. In Lombardia allora le mettiamo obbligatorie, oppure con una sciarpa su naso e bocca. Intanto ci sono sindaci che hanno perso lucidità, altri che hanno gestito in modo più rigoroso, altri ancora che si ergono a capi supremi dell'emergenza, con sprazzi di onniscienza e punte di prepotenza "stampa statti zitta, qua parlo io, comando io, si fa ciò che dico io". E la Regione: costruiamo ospedali, apriamo terapie intensive alla velocità della luce. Bravi, tutto bene, ma il territorio? Medici di base abbandonati al proprio destino a gestire l’ingestibile, tamponi sempre pochi e solo quando spesso “è troppo tardi”. E le rsa? Che succede nelle rsa? Qualcuno lo sa? Ve lo riassumo io: muore un fottio di gente, troppa. Qui c’è stato un vero e proprio cortocircuito nelle comunicazioni e soprattutto nelle disposizioni. Colpa solo di Regione? Non credo. Colpa di tanti, troppi, che hanno diffuso prima un messaggio e poco dopo il contrario del precedente. E non parlo solo delle rsa.

La curva si ammorbidisce

Calano i nuovi casi, diminuiscono i ricoverati, le terapie intensive rifiatano. Emergenza finita. Davvero? E i tamponi ai casi sospetti? E i test sierologici che partono e a rilento? E l’economia che è ferma?

Già, l’economia…

Un paragrafo a parte su questo: siamo passati dal “nessuno perderà il posto” a “la più grande recessione mondiale di sempre”. Da Europa aiuta sì a Europa si aiuti ognuno per sé. Da quei fottuti 600 euro che ancora aspetto, mentre alcune categorie che per professione non muoiono certo di fame, già hanno la mancia sul loro conto a tanti zeri. Da “la più grande potenza di fuoco di aiuti economici” a “vi presto i soldi, ma con quelli alcune banche estingueranno i prestiti che avevano erogato loro”. Anche qui, bene ma non benissimo direi.

Un nuovo inizio?

Ma voi ci volete davvero ritornare a come era prima di questa pandemia? In due mesi abbiamo visto solo il lato esasperato di ciò che già eravamo: uno schifo, in molti casi. Io non voglio proprio la “ripartenza”. Io voglio, pretendo, oggi che il destino ci ha dato questa occasione (macchiata dal sangue di troppe vittime) un mondo nuovo, giusto, equo e, per finire con la parola mancante… solidale.

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Autore:dad

Pubblicato il: 24 Aprile 2020

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